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Bisca – Evoluzioni, la recensione.

Posted by Marco on giu 23, 2011 in Arte - Musica - Cultura

“Sarà perché i poeti spesso guardano le nuvole, che sono i primi ad avvertire la tempesta”, si chiudeva così Lo Sperma del Diavolo, album del 1996 tra i più acclamati dei Bisca, formazione storica dell’ambiente napoletano. Ed è proprio con questo verso che, quindici anni dopo, si apre il nuovo lavoro di Sergio Maglietta ed Elio Manzo: Evoluzioni.

bisca evoluzioniIl brano in questione è By My Side, un riff frenetico ed un ritornello accattivante, cantato in inglese, in grado di colpire l’ascoltatore al primo ascolto. In Notte i ritmi diventano più lenti, a tratti cupi, mettendo in risalto la voce calda di Serio a cui fa da contraltare quella di Zaira Zigante, mentre i ricami chitarristici di Elio 100 gr. danno al brano la giusta ruvidezza richiamata dal testo.

Evoluzioni è un disco con poche pause, che si lascia ascoltare tutto d’un fiato ed è un lavoro che non stanca, nonostante le liriche di Serio siano sempre – e per fortuna – impregnate di forte significato sociale.

Lo sguardo di Sergio Maglietta sul mondo di oggi è a tratti freddo, lucido e disilluso, come in Folla, quando canta “Entrano nella mia casa e credono di potermi insultare / Entrano nella mia carne, pensando che sia un loro diritto”, in La Macchina, spaccato sul mondo capitalista “La macchina è solo una metafora, per dirti che la vita non quadra” o in Corpi.

In altri brani, però, Serio ci regala una visione di un mondo nuovo, diverso. Come in Immagina, dove l’ascoltatore è invitato ad immaginare un pianeta dove ogni essere umano sia davvero parte di esso.

A chiudere il disco Il Futuro, tra i brani migliori di Evoluzioni, il cui testo è scritto davvero con maestria, dove i Bisca ci ricordano – a suon di metafore, in una guerra tra passato, presente e futuro – che se qualcosa dev’esser fatto per cambiare il futuro, quel qualcosa va fatto. Oggi.

di Marco Piscopo.

Il sito ufficiale dei bisca: http://www.bisca.it
Bisca su facebook: http://www.facebook.com/bisca.official

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Thurston Moore pubblica ‘Demolished Thoughts’, in uscita il 23 Maggio

Posted by Marco on mar 13, 2011 in Arte - Musica - Cultura

Sarà Demolished Thoughts il titolo del nuovo album di Thurston Moore. Annunciato per il 23 Maggio, il nuovo lavoro solista segue Trees Outside Academy, pubblicato nel 2007.

demolished thoughts

Il disco sarà pubblicato dalla Matador, casa discografica a cui i Sonic Youth sono approdati dopo anni di lavoro con la Geffen.

Non è stata ancora rivelata la tracklist, ma prendiamo atto che toccherà aggiungere un nuovo album al notevole numero di dischi promettenti in arrivo in questo 2011.

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Paolo Benvegnù – Hermann, la recensione.

Posted by Marco on mar 1, 2011 in Arte - Musica - Cultura

Nel momento più freddo di un Febbraio 2011 che ci ha appena detto addio, è arrivato a portare un po’ di calore Hermann, il nuovo lavoro di Paolo Benvegnù.

Registrato tra le montagne aretine e gli studi di registrazione Jork, in Slovenia, Hermann è un progetto che, entrati in studio, aveva già una bozza e che ha preso vigore, forza e forma sino a germogliare in tredici brani tanto eterogenei quanto pregni di uno stile-Benvegnù inconfondibile.

La calda voce di Paolo, talvolta sommessa, talvolta meno, è circondata da una sapiente tessitura musicale messa in atto DAI Paolo Benvegnù, il tutto a creare un disco denso, con picchi di elevata poesia, in musica e parole.

Le più immediate Moses e Good Morning Mr. Monroe, rappresentano i momenti più accattivanti del disco, che traghettano verso brani che hanno bisogno di più ascolti per essere apprezzati a fondo.

Dal singolo Andromeda Maria, passando per Avanzate Ascoltate, Love Is Talking, ma anche per lo stesso brano di Andrea Franchi, L’invasore, ci si trova dinanzi a lavori di uno spessore artistico sublime, lavori che tendono ad offrire echi di capolavori a la Fabrizio De Andrè o a la Radiohead, ma con un’impronta molto personale, dove l’originalità dei Benvegnù, che condividono il loro talento, si unisce al nuovo corso delle liriche.

Già, perché Paolo Benvegnù ora lancia un occhio all’esterno, si guarda intorno e – a differenza dei suoi lavori precedenti – esamina ciò che accade, proprio come in Achab in New York, dove si narra di un’arrivista, un conquistatore pronto a tutto pur di ottenere il potere, dinanzi al quale ci si promette di non sbagliare, imparando dalla storia “L’avete fatta pagare a mio padre / e a quelli che come lui / hanno creduto alle parole perfette / e alle dighe per togliere la sete / e al mio maestro elementare che mi parlava delle stelle / e del rispetto per chi giudica / e dell’amore per chi non ha niente / ma io sono molto più veloce / e non mi prenderete mai / perchè sono legato alla terra / e alla terra mai mi slegherei”.

Per chi è abituato ai vecchi lavori di Paolo questo modo di approcciare alle liriche è sicuramente più diretto, se non quasi aggressivo verso quel che c’è fuori. Un occhio decisamente critico quello che si abbatte sulla società, come anche in Il Mare è Bellissimo “poi costruirono Atlantide / io mi coprii gli occhi / per non farmi prendere / ma è stato impossibile” o in Io Ho Visto, dove Paolo scrive dell’agonia della parte più irrazionale dell’uomo “e poi ho visto l’istante / e l’immenso assordante accecante silenzio /delle anime arrese tendere gli archi / trafiggendo i poeti”.

Insomma, Hermann è un lavoro tutto da scoprire, non solo per la nuova attitudine dei testi, ma anche per la grazia musicale con cui è stato suonato da una band rodata, affiatata e la cui armonia si riflette in ogni nota dell’album.


I Paolo Benvegnù sono:

Luca Baldini – basso
Andrea Franchi – batterie, chitarre, synth, pianoforte
Guglielmo Ridolfo Gagliano – chitarre, synth, pianoforte
Michele Pazzaglia – crackle-box, sound engineering
Paolo Benvegnù – voce e chitarra

Con loro:

Simon Chiappelli – trombone
Filippo Brilli – saxofono

Marco Piscopo.

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[Testo e Traduzione] Honest James, Thurston Moore da Trees Outside Academy

Posted by Marco on giu 30, 2010 in Arte - Musica - Cultura

Come back honest James
Come back to your town
Take your shadow’s mistress
From our fertile ground.

Never one to cry out
But it’s gone on too long
Every song is empty
Without your friendly tone.

Come back honest James
Your brother he is here
He rode into the darkness
and he needs you to be near.

Why don’t you just tell him
what’s inside your heart
Let love take over
you know the devil just ain’t that smart.

And I’ll always love him
And I’ll always love him
And I’ll always love him
And I’ll always love him


Ritorna James l’onesto
Ritorna alla tua città
Prendi l’ombra della tua amante
Dalla nostra fertile terra

Nessuno chiama a gran voce
Ma è andato avanti troppo a lungo
Ogni canzone è vuota
Senza il tuo tono amichevole

Ritorna James l’onesto
Tuo fratello è qui
Cavalca nell’oscurità
Ed ha bisogno di te, vicino

Perchè semplicemente non gli dici
Quello che c’è nel tuo cuore?
Lascia che l’amore prenda il sopravvento
Tu sai che il diavolo non è così furbo

E l’amerò per sempre
E l’amerò per sempre
E l’amerò per sempre
E l’amerò per sempre

La traduzione è proprietà di Piscopo Marco, per ilwebmaster.biz.

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John Cage – la musica ed il rumore

Posted by Marco on giu 28, 2010 in Arte - Musica - Cultura

[1] Musica. Rumore. Cage. Rumore e Musica. Rumore in Musica. Musica in Rumore. Rumore riguardo la Musica. Cage Riguardo il Rumore. Cage riguardo la musica come una gabbia (cage).

John Cage fu non il primo, né l’ultimo compositore a porsi domande ed a trasgredire i confini tra musica e rumore. Il tempo dirà se è stato lui il più importante compositore in quest’area. Comunque non è possibile scrivere riguardo quest’argomento, senza dare la giusta attenzione agli sforzi di Cage.

All’inizio del 21esimo secolo, è ancora un indiscusso punto di riferimento.

[2] Stando alla storia della musica tradizionale, le opinioni di Cage riguardo la musica ed il rumore possono essere posizionate alla fine di una lunga linea di sviluppo, nella storia musicale. Mi limiterò a menzionare due nomi che hanno influenzato le idee di Cage. Il futurista Luigi Russolo (1855-1947) fu uno dei primi compositori del 20esimo secolo a cercare di emancipare il ‘noise’, per questo può essere visto come uno dei precursori di Cage. Cage stesso, comunque, ha fatto riferimento molto spesso al compositore Franco-Americano Edgar Varèse (1855-1965).

Anni fa, dopo aver deciso di donare completamente la mia vita alla musica, ho notato che le persone facevano distinzione tra la musica ed il rumore. Ho quindi deciso di seguire Varèse e combattere a favore del ‘noise’, per essere dalla parte del perdente,

ricorda cage in The Future Of Music (Gena and brent, p.39). Nonostante Varèse definisca la musica come ’suono organizzato’ – una visione che Cage contesta altamente – Cage lo considera un’anima gemella, più di qualunque altro nella sua generazione, era chiaramente attivo più di chiunque altro nell’accettare tutti i fenomeni udibili come materiale musicale.

Mentre gli altri ancora discriminavano i rumori dai toni musicali, Varèse si mosse anch’egli nei campi del suono, ma non dividendoli in due così da non introdurre nella sua percezione un pregiudizio mentale. (Cage, 1961 p.83-84)

Cage seguì Varèse ed andò oltre Russolo, nella crociata contro la posizione dominante del ‘concetto di musica’ nel mondo dei suoni. Stando a Cage, è questo il vero concetto che rende estremamente difficile sviluppare un orecchio musicale disinibito e senza pregiudizi che (ancora) non conta nell’ambito musicale.

Invece, spesso si tende ad evitare, bandire o ignorare questi suoni, semplicemente perché non appartengono al ‘dominio’ musicale.

Ci sono così tanti così detti ‘musicisti classici’ che sono connessi non con il suono, ma con la teoria, dichiara Cage (Gena and Brent, p.182)

[3] Cage è conscio dei problemi che questo modo di vedere le cose può portare.

I musicisti non ammetteranno che noi stiamo facendo musica; loro diranno che siamo interessati in effetti superficiali, o, al massimo, che stiamo imitando musiche orientali o primitive. I suoni nuovi ed originali saranno etichettati come ‘noise’. Ma la nostra risposta comune ad ogni critica dev’essere il continuare a lavorare ed ascoltare, fare musica con questo materiale, suono e ritmo, ignorando l’ingombrante, pesante struttura delle proibizioni musicali (Cage, 1961, p.86, my italics).

Cage compone (e si batte in favore di) musica aperta al suono che c’è all’esterno. Una non-ostruzione del suono. Il suono di parti di automobili, tubi e fogli di metallo, ad esempio. Suoni familiari, ma suoni che non sono mai, prima d’ora, stati ascoltati come se fosse musica. Egli ci ha chiesto di liberare la nostra mente dai vecchi concetti di musica e di esplorare strade che permettano ai suoni di essere se stessi. Cage si opponeva agli intellettuali della musica, sin da quando ha deciso di accettare il noise. Stando a Cage i rumori sono suoni che ancora non sono stati intellettualizzati.

L’orecchio li può sentire direttamente; non possono essere adattati in astratti preconcetti. (E’ il fallimento dell’intenzione di adattare questi suoni a costituirli come rumore.)

I suoni dovrebbero apparire senza posizione di superiorità o subordinazione.

Cage ed il rumore. Cage e la musica. Resistenza e trasgressione. La sfida di dominanti forme di potere (convenzioni musicali, definizioni). Rifiuto dell’imporre e dell’imposizione. Distruggere l’esercizio del potere (del mondo musicale).

[4] Musica. Rumore. Cage. Rumore e Musica. Rumore in musica.

Il concetto di musica non interessa Cage.

Se uno si sente protettivo riguardo la parola ‘musica’ (qualora questo termine sia sacro), la protegga e trovi un’altra parola per tutto ciò che entra nelle orecchie. E’ una perdita di tempo farsi problemi con le parole (Cage, 1961, p.190).

Comunque – può Cage allontanarsi da questo concetto, da questa parola? Può lui, Cagey, magari indossando un kaftano – fuggire da questa gabbia? Non resterebbe il problema della chiusura di uno dei punti centrali del progetto di Cage? Il movimento più importante che trascina le sue composizioni, le sue idee, dietro il concetto di chiusura musicale, la gabbia chiamata musica, re-scriverle entro i limiti di tale chiusura; sono costretti in un doppio movimento, di trasgressione e restaurazione. La trasgressione della chiusura può solo procedere impiegando il linguaggio e la concettualità che riporta la musica a se stessa. E’ la musica che porta il rumore in una esperienza (musicale).

Ma il lavoro di Cage è anche il segno di un’alterazione che la musica è incapace di ridurre. Il lavoro decostruttivo delle composizioni di Cage lascia la musica come un concetto di divisione, impossibilitato a parlare del proprio interno, dal proprio esterno. Il pensiero e la composizione di Cage non possono essere pensati solo come uno sforzo per spingere il concetto di musica verso un nuovo limite; esso comprende l’infinito posticipare del suo potere aggregativo.

Musica. Cage. Cage: una struttura aperta di vario tipo. Il concetto di musica come struttura aperta. Impossibile da chiudere. Impossibile perché l’esterno (il rumore) arriva a suonare, strofinare, sfregare, premere contro i limiti ed interviene all’interno della musica, solo fino al punto in cui l’interno (la musica) è assente. E’ assente in qualcosa, ed è assente da se stesso (The Truth in Painting, p.56). Impossibile perché l’esterno (noise) è sempre già presente all’interno (musica).

[5] Malgrado il lavoro d’emancipazione di persone come Russolo e Varèse, Cage si ritrova confrontato con un mondo musicale che ancora definisce il noise come “il suono di toni indefiniti”. C’è una chiara gerarchia nel mondo della musica: i suoni musicali si innalzano sopra i rumori musicali. Cage è visto con sospetto perché esplora questi proibiti campi non-musicali del suono. Comunque, questa prima mossa ancora lascia che la musica abbia la meglio. Tralasciando il suono ‘musicale’, un cambiamento ha luogo quando il rumore può anche essere sentito come un suono musicale. La seconda mossa di Cage è non più registrare suoni musicali, ma piuttosto il rumore, al suo stato iniziale.

[6] “Quando Cage apre la porta della sala concerto per lasciare entrare il suono della strada, sta rigenerando tutta la musica: la sta portando al suo culmine. Sta criticando, in modo blasfemo, il codice ed il sistema.” (Attali, p.136).

Stando a Jacques Attali, Cage pone domande sui vecchi codici (i processi di creazione musicale, la musica come un’attività autonoma), ma non suggerisce ancora nessuna sostituzione.

Comunque, credo che molte delle composizioni di Cage iniziano un cambiamento piuttosto radicale nel nostro approccio alla musica. E’ un cambiamento che potrebbe essere chiamato decostruzione in musica: la strategia della decostruzione può essere identificata nell’inversione dell’iniziale gerarchia tra musica e rumore.

In quello che Cage chiama un pregiudizio mentale, la musica è sempre privilegiata, in termini positivi, mentre il rumore rappresenta ciò che va evitato, escluso e messo in silenzio. Forse, nessuno sarà mai completamente capace di eliminare completamente il rumore – nel senso di suoni non voluti – comunque, uno potrebbe ancora sforzarsi di farlo al massimo delle possibilità tecniche, fino a che sarebbe fatta giustizia a quello di cui si tratta: musica.

I toni musicali nascono per essere i principali aspetti di una composizione; il rumore è distruttivo, subordinato, un fattore senza senso.

Cage cambia l’accento dalla composizione della musica alla composizione del/con/nel noise, in tal modo pone domande riguardo le tradizionali gerarchie tra i due. Il punto di partenza cambia da suoni musicali in rumori musicali. In un’intervista Cage fa riferimento ad un corso che aveva condotto per dei compositori:

Avevo le luci spente e le finestre aperte. Ho avvisato tutti di indossare i cappotti ed ascoltare, per mezz’ora, i suoni che arrivavano dalla finestra e poi aggiungerli – nello spirito dei suoni che erano già lì, piuttosto che nei loro spiriti individuali. E’ come io attualmente compongo. Provo ad agire in accordo con l’assenza della mia musica (Gena and Brent, p.176).

Cage non parte dalla musica. Il suo punto di partenza è il rumore. Lui vuole creare della musica che appartenga al rumore dell’ambiente, una musica che prenda tali rumori in considerazione. Egli parte dal semplice fatto che noi siamo sempre circondati da suoni. Quel che è importante è come rapportarsi a tali suoni. Cage formula una chiara proposta: se noi proviamo ad ignorarli, essi ci creano disturbo.

Se noi li ascoltiamo, li accettiamo, rendendoli affascinanti. Essere in accordo con questa idea ci richiedere di riconsiderare e aggiustare la nostra visione riguardo la musica.

Diventa evidente che la musica stessa è una situazione ideale, non reale. La mente può essere usata sia per ignorare suoni ambientali, toni che vanno oltre quelli del piano, durate eccessive, timbri non-musicali o spiacevoli, e in generale controllare e capire una situazione possibile, ma la mente può anche cedere al desiderio di migliorare la creazione e funzione, come un fiducioso ricettore di esperienze (Cage, 1961, p.32).

Due punti di speciale interesse. Primo, Cage rende chiaro che tutta la musica che ascoltiamo è costantemente ed inevitabilmente pervasa di rumore, di suoni

non-desiderati e non-differenziati. Secondo, l’emancipazione del rumore non è esclusiva responsabilità del compositore o del musicista, ma richiede un attivo e trasformabile apporto anche da parte dell’ascoltatore. Quando chi ascolta include i suoni dell’ambiente nella composizione, lui – di fatto – diventa co-compositore.

Cage chiede all’ascoltatore di essere di mente aperta, di avere un orecchio suscettibile a tutti i suoni, ancora meglio, per quei suoni che di solito sono esclusi dalla musica, nel senso tradizionale. Se possiamo fare riferimento a questi suoni noise – suoni che sono sempre presenti, suoni che sono già parte della musica, parte dell’interno – se possiamo fare riferimento ad essi in un senso musicale, allora la distinzione tra musica e rumore diventa molto incerta, arbitraria.

[7] Suoni dell’ambiente. Suoni imprevedibili della natura. Variabili. (Musicalmente) non-intenzionali. In quanto tali, lasciano sorgere la questione del non-intenzionale, del non-fare, del fare-senza-fare. Tutti questi suoni condividono l’assenza di intenzioni, che implica che non seguono predeterminate direzioni, significati o situazioni.

E’ importante, per Cage, che l’atto compositivo non distrugga questo stato di relativa non-attività. Le sue composizione devono essere in armonia con gli eventi del mondo esterno.

Waiting, una composizione del 1952 per solo piano, è uno dei tanti esempi in cui cage usa il rumore come punto di partenza. Waiting inizia con 16 battute d’aspetto, il che implica che questo lavoro di musica consiste anche di accidentali rumori della stanza, che siamo prodotti dall’uomo o meno.

Entro questo continuo flusso di (non-voluti) suoni, i toni prescritti di Cage, si uniscono, in modo esitante, dolce, interrotto come se fossero diffidenti nell’interrompere la ‘musica’ che sta già suonando. Verso la fine, il suono del piano svanisce prima che il pezzo raggiunga la fine. (In Dissemination, Derrida scrive riguardo l’inizio del romanzo Numbers, di Phillipe Sollers: “L’iniziale lettera maiuscola è tenuta in sospeso dai tre punti sospensivi che la precedono; l’origine è tenuta in sospeso da quest’utilizzo dei punti sospensivi e sei immediatamente inserito nel consumo di altro testo che ha già, fuori dal suo doppio fondo, preso movimento (Dissemination, p.334).

Sollers ci permette di realizzare che un testo è sempre preceduto da altro testo. Quest’idea ci porta in una sorta di labirinto. Non c’è origine. Lo stesso accade per l’origine di Waiting che sembra esser sospesa dalle 16 battute d’aspetto. I suoni dell’ambiente che sono sempre presenti in Waiting, in tutta la musica, sono un testo precedente nel cui interno si inserisce del testo stesso. Ma, di certo, questi suoni sono preceduti da altri. Ogni origine è sospesa.)

La musica non copre -più il rumore nei lavori di Cage, né dovrebbe farlo; suoni musicali e suoni noise si collegano di conseguenza. Simbiosi. Ognuno si comporta come ospite e ospitante: la musica è l’ospite nel dominio del rumore ed il rumore è il benvenuto nella casa della musica. Cage ci porta ad accettare l’altro della musica, l’altro che di solito è ripudiato, che non dovrebbe esistere. Ma, viceversa, l’ospite invita l’ospitante nella sua casa. L’ospite diventa l’ospitante dell’ospitante. Il rumore (noise) diventa l’ospitante della musica.

Cage denuncia le gerarchie che privilegiano i suoni musicali al di sopra dei suoni noise. Partendo dal rumore, piuttosto che dalla musica, egli capovolge la gerarchia sottosopra. La musica appare ai margini del suono ambientale e diventa parte integrante e speciale del rumore; la musica è innestata all’interno del noise.

I suoni musicali diventano parte di una composizione che già contiene suoni ambientali (nella condizione che lo faccia in modo responsabile e non-distruttivo). Ma tutto questo accade nel mondo della musica. Waiting è musica. E’ una composizione. E’ parte della storia musicale, parte di un’istituzione. Non c’è pura e semplice assenza di struttura. Quindi, nei fatti, i suoni musicali entrano nel dominio della musica. Entrano nella loro stessa casa, come se stessero venendo dall’esterno, come se fossero ospiti, stranieri, rumore.

Essi entrano nel loro stesso dominio ringraziando l’ospitante che è allo stesso tempo l’ospite. Cosa succede? Un’apparizione simultanea di due inconciliabili ipotesi. Succede. Non una sola volta, ma ancora ed ancora.

[8]

Nulla era perso, quando nulla era stato dato via. Infatti, tutto è guadagnato. In termini musicali, ogni suono può occorrere in ogni combinazione e continuità (Cage, 1961, p.8).

Waiting. Rivelazione. Trasgressione. Rumore e Musica non sono più poli opposti. Non c’è più opposizione; suoni musicali e suoni noise diventano sottospecie di un arche-noise (o, forse possiamo ancora chiamarlo suono), un arche-noise che apre i suoni delle differenze. Prima li rende consci, poi li sovverte, le opposizioni si dissolvono in un suono di non-stabile significato, in cui ragioni e figure facilmente cambiano posto. Uno spostamento senza fine. Un abisso.

[9] Rumore e Musica. Rumore in Musica. Musica in Rumore. Per Cage, de-costruire i confini tra rumore e musica non è un tentativo isolato, ma una critica questione dei confini tra arte e vita. Dopo un concerto, qualcuno dal pubblico gli si avvicinò, con le seguenti lamentele:

Questo tipo di musica che tu chiami musica non dovrebbe essere suonata in pubblico, perché molte persone non la capiscono e cominciano a parlicchiare o ridacchiare ed il risultato è che non puoi sentire la musica, per via di tutti questi suoni estranei…la musica dovrebbe essere suonata e possibilmente apprezzata, in una casa, dove, non avendo pagato per essere intrattenuto, questi ascoltatori possono ascoltare senza avere l’impulso di ridacchiare o discutere, mentre a casa il tutto è più tranquillo e confortevole: c’è modo di sentire il tutto al meglio (Cage, 1961, p.135).

La risposta di Cage rese chiaro che l’opposizione rumore-musica non può essere percepita senza prendere l’opposizione vita-arte in considerazione, e che la sua attenzione verso il rumore serve anche a trasgredire quell’opposizione.

Ora, quanto detto descrive il desiderio di speciali tagli dalle condizioni della vita: una torre d’avorio. Ma non esiste nessuna torre d’avorio, quindi non c’è possibilità di tenere il principe per sempre tra le mura del palazzo. Egli prima o poi ne uscirà fuori e vedrà che fuori ci sono dolori e morte (il parlicchiare ed il ridacchiare). Vicino alla mia casa puoi sentire il suono delle navi, il traffico, i vicini che litigano, i bambini che giocano e urlano nella hall, e – al di sopra di tutto – i pedali del piano cigolare. Non c’è modo di uscire dalla vita (Cage, 1961, p.135).

Alle radici del desiderio di apprezzare un pezzo di musica “così com’è”, di ascoltarlo senza inevitabili suoni estranei, c’è l’idea che un lavoro musicale è separato dal resto della vita.

Egli evidenzia in molti modi che i suoni non-voluti, suoni che hanno bisogno di essere esclusi perché sono distruttivi e risiedono al di fuori della musica, sono sempre già parte della musica, parte dell’interno. Il resto all’inizio e alla fine di Waiting fa riferimento a problematiche differenza tra il vivere con tutti i suoni della vita di ogni giorno ed il programmato suono della musica.

Questa composizione non comincia con il suono del piano, né finisce con lo svanire delle ultime note. Prima che il piano si senta, all’inizio, il brano è già partito da 98 secondi; dopo che il suono del piano sparisce ancora, il pezzo ha ancora 18 secondi prima che finisca. L’inizio e la fine di Waiting (che è l’inizio e la fine di questa piece musicale) sono il cuore di un brano con una demarcazione di suoni musicali da suoni che non appartengono (ancora) alla musica. E’ già musica? E’ ancora musica? Un brano. Un brano con musica. Un brano di musica. Un brano in musica.

[10] Rumore contro Musica, suoni non-voluti contro suoni voluti, vita contro arte; Comunque, le differenze non sono del tutto cancellate. Rumore e Musica, Arte e Vita non si uniscono per davvero nei lavori di Cage. La sua ‘anti-arte’ ancora opera all’interno di un’estetica astrazione simile all’arte. Ma l’estetico isolamento e l’astrazione sono spesso messe in discussione. I confini sono permeabili, mutevoli, insicuri (cf. Dahlhaus, 1984, p.49).

Fonte.

La traduzione è proprietà di Piscopo Marco, per ilwebmaster.biz.

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dirtmusic – bko

Posted by Marco on giu 19, 2010 in Arte - Musica - Cultura

Ieri, dopo un lungo periodo di attesa, ho finalmente avuto modo di ascoltare questo disco dei Dirtmusic, band composta da Hugo Race, Chris Eckman e Chris Brokaw. L’album, il cui titolo è BKO, è davvero sorprendentemente bello. Le atmosfere, tra il blues classico e la tradizione africana (il disco è stato registrato in mali), sfociano in un meraviglioso disco indie, difficile da descrivere, ma da ascoltare sulla fiducia.

Per coloro che troveranno il disco bello almeno la metà di quanto lo abbia trovato io, forse varrà la pena di gustarsi i Dirtmusic dal vivo, in una delle due date italiane, assieme ai Tamikrest, gruppo con cui la band di Hugo Race e compagni ha creato un forte sodalizio musicale durante la registrazione di BKO, in Mali.

  • 17/7 FAENZA – Piazza della Molinella per “StradeBlu”
  • 18/7 AZZANO SAN PAOLO (Bg) – Centro Sportivo per “Andar per Musica 2010

Per ulteriori informazioni riguardo la band e le date del tour vi consiglio il myspace ufficiale.

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youth pictures of florence henderson

Posted by Marco on mag 10, 2010 in Arte - Musica - Cultura

Youth pictures of florence henderson è il nome di una band post-rock norvegese. Atmosfere rarefatte, arpeggi acidi e linee melodiche molto morbide caratterizzano il suono di questa band, il cui album d’esordio uscito nel 2005 – unnitoceable in a tiny town, invisible in the city - si compone di intensi brani, dove lunghe digressioni strumentali permettono a chi ascolta di rifugiarsi in un clima etereo creato con maestrìa, dove le linee vocali sono meravigliosamente nascoste tra le note. Per farvi un’idea dei suoni e di quell’album in particolare, la band ha pubblicato un video di uno dei loro brani migliori: we may remembered by what we did when we sat down:

Bene, questo per introddurre al loro secondo lavoro, uscito pochi giorni fa. L’album, il cui titolo è proprio youth pictures of florence henderson, si compone di due “sottodischi”, il primo puzzle ed il secondo the detective.

youth pictures of florence henderson puzzle the detective

I due dischi sono accompagnati da un libro, con diverse illustrazioni curate da due artisti norvegesi: Hans Kristian Borchgrevink Hansen e Hanne Grieg Hermansen.

L’atmosfera in questo secondo capitolo non cambia, i suoni dilatati sono sempre presenti, così come gli arpeggi di chitarra che s’intrecciano. Novità arrivano da una sezione di archi molto più presente e da un uso maggiore del cantato, che risulta davvero piacevole in brani come I’d rather listen to weston.

I brani che più mi hanno colpito sono: our door handles stopped moving years ago, he can’t be dead I got his autograph last week, I think e.t. is involved in my family.

Quest’estate gli YPOFH saranno in giro per l’europa, qualcuno potrebbe avere la fortuna di beccarli in giro:

4 Jun 2010 21:00
Sinus (m/ ihab) Bodø, NO
12 Jun 2010 16:00
Popfest Bronseplassen, Lillesand, NO
18 Jun 2010 21:00
John Dee (m/ soup & team me) Oslo, NO
19 Jun 2010 21:00
Blæst (m/ soup & team me) Trondheim, US
9 Jul 2010 18:00
Vaffelføzz Drammen, Buskerud, NO
3 Sep 2010 21:00
TBA Denmark?, DK
4 Sep 2010 21:00
TBA Hamburg, Germany, DE
5 Sep 2010 17:00
AJZ (NB! early show!) Bielefeld, NRW, GERMANY
7 Sep 2010 21:00
TBA Netherlands?, NL
8 Sep 2010 21:00
TBA Netherlands?, NL
10 Sep 2010 21:00
TBA Antwerpen, Belgium, BE
11 Sep 2010 21:00
TBA Belgium?, BE
13 Sep 2010 20:00
TBA Germany?, DE
14 Sep 2010 21:00
TBA Germany?, DE
15 Sep 2010 21:00
Rhiz Wien, W, AUSTRIA
17 Sep 2010 21:00
TBA Germany?, DE
18 Sep 2010 21:00
TBA Germany?, DE

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